La civiltà contadina.
Alle radici della fama di questa terra straordinaria, c’è il duro lavoro di molte generazioni di contadini e artigiani. Questa sezione del Museo ospita strumenti e attrezzi originali, usati per secoli nei campi e nelle botteghe locali, proponendo l’ambientazione delle arti e dei mestieri di un tempo.
Le arti e i mestieri di un tempo.
Il museo raccoglie un notevole numero di utensili legati soprattutto alla produzione vitivinicola e alle attività a essa connesse, con oggetti utilizzati sull’aia, in cucina, in cantina e relativi a mestieri caratteristici di un tempo, come la bottega di un bottaio o di un maniscalco, una distilleria o una pesa per i carri.
La ricostruzione di una cantina vitivinicola ti mostrerà come una volta veniva lavorata l’uva: dall’antica deraspatrice, usata per separare il raspo dagli acini prima della pigiatura, alla brenta, una sorta di cesta di legno che si caricava sulle spalle per travasare il vino, dall’imbottigliatrice alla tappatrice.
La bottega di un bottaio, butalè nel dialetto locale, ti permetterà di capire come venivano costruite le botti: a colpi di martello, per fare entrare le doghe nei cerchioni ancora caldi di incudine. La realizzazione di una botte è paragonabile a quella di un’opera d’arte: ci volevano anni e anni per imparare il mestiere. Doveva essere senza difetti, con la venatura del legno ben visibile e senza nodi, bella a vedersi e preziosa come il tesoro che conteneva.
Fra le altre ambientazioni, vedrai anche la ricostruzione di una distilleria del ‘700, con gli alambicchi in rame usati per la distillazione della grappa, ottenuta dalla lunga ebollizione delle vinacce, una volta spremuto il prezioso succo per fare il vino. Perché, la sapienza contadina insegna, nulla doveva andare sprecato.
Ti sei mai chiesto come, una volta, si faceva a ferrare buoi da tiro? Nella ricostruzione della bottega del maniscalco scoprirai l’ingegnoso sistema: il bue veniva assicurato all’enorme imbragatura qui conservata, detta travaglio, e sollevato da terra per consentire al maniscalco di svolgere il suo lavoro.

Nella vecchia fattoria il tempo si è fermato.
Stupefacente la ricostruzione dell’aia, con le innumerevoli “contadinerie” di cortile, tutte utili prima che le macchine facessero la loro comparsa. Tra i reperti in mostra, un carro adibito al trasporto del vino, con la botte denominata carà e altri attrezzi, tra cui il ribòt, un rullo di legno che serviva a trebbiare le granaglie sull’aia. C’è anche il “prete”, che tuttavia nulla ha da spartire con gli ambienti ecclesiastici: così era chiamato, infatti, anche il rudimentale scaldaletto che accoglieva il braciere che si poneva sotto le coperte, nei rigidi inverni di Langa. Curiosi gli enormi zoccoli di paglia, materiale isolante, usati per camminare sulla neve, antesignani delle moderne ciaspole.



